Ogni anno, da quando mia figlia ha concluso la scuola materna che era aperta fino a fine giugno, ho dovuto inventarmi una soluzione per tenerla occupata dal giorno della fine delle lezioni. Setacciando la città, cercando in rete, chiedendo a vari amici e conoscenti, fortunatamente ho sempre trovato dei centri estivi che venivano incontro alle mie esigenze di lavoro e alle necessità di una bambina desiderosa di tenersi attiva e stare in compagnia. Io sarei anche favorevole ad un modello di scuola che prevede diverse pause durante l'anno scolastico, che coincidono con periodi di ferie per i genitori che lavorano, in modo da ridurre l'interruzione estiva. O tenere gli edifici scolastici aperti anche durante l'estate, con giovani animatori, tirocinanti o studenti a scopo ricreativo. Ma finché questo non succederà, i centri estivi continueranno ad essere una manna per chi non ha nonni disponibili perché lontani o altrove in quel periodo e non sa dove collocare i figli ed è l'unica risposta alle richieste delle famiglie, tenendo conto che i bambini non possono avere tre mesi vuoti. Certo, i centri estivi hanno costi notevoli, specialmente se si iscrivono più figli contemporaneamente: sono quasi un investimento e per questo andrebbero scelti non solo in base alla moda del momento o perché ci va anche l'amichetto, ma in base alle propensioni e ai gusti dei bambini, o a qualche competenza particolare che si vorrebbe che sviluppassero. I compiti per le vacanze infatti occupano solo una piccola parte della giornata e non sono poi così interessanti rispetto al ventaglio di proposte di vari enti e associazioni: si va dal corso di vela allo stage linguistico al campus di tennis o a quello informatico o scientifico. E poi camp in piscina o nei campi sportivi, in oasi verdi o nei boschi, con docenti di madrelingua straniera e di musica, canto e strumento. Ci è capitato più di una volta che nostra figlia si appassionasse ad alcune attività in particolare, e mio marito, eroicamente, ha puntato la sveglia anche in ferie per portare nostra figlia al camp naturalistico e l'anno dopo a quello sportivo. Quest'anno, dal momento che viaggiare è impossibile e si consiglia di restare nella propria zona, abbiamo puntato su un corso di videomaking che ci costa come una vacanza, ma abbiamo ceduto perché da parte di mia figlia c'è un reale interesse (ricordate? mia figlia vuole fare l'influencer..). Le ragazze sono svelte e capaci, più resilienti di fronte agli errori e disponibili a confrontarsi e a lavorare in gruppo e più curiose verso le esperienze e le persone nuove. Anche durante le vacanze estive, tempo di svago ma non di sbraco...
Una convinzione che sembra appartenere anche alle generazioni più giovani: una persona è bella solo se risponde a canoni precisi e l'altezza è uno di questi. Mia figlia, che ora ha quasi tredici anni, ha chiesto alla fisiatra chela sta curando per un principio di scoliosi se secondo lei potrà arrivare ad un metro e settanta di statura (pia illusione dovuta al fatto che il papà è alto circa un metro e ottanta). Alla risposta della dottoressa, che le ha prospettato 165 cm al massimo, è rimasta delusissima perché sperava di più, ma per fortuna non ha incolpato la mamma, che quanto alla statura si è fermata ben prima. E sapete perché? Ha subito realizzato che, sempre grazie al papà di cui sopra e a differenza della mamma, lei è magra. Ha un metabolismo veloce e mangia mille volte al giorno, naturalmente patatine e cioccolata sono gli snack preferiti e per fortuna non deve negarseli. Ci sono sue amiche che invece controllano il peso e l'alimentazione da tempo e sono abituate a rinun...
Commenti
Posta un commento