Il 22 febbraio scorso abbiamo festeggiato il compleanno di mia figlia. Sì, proprio così, festeggiato. Abbiamo affittato la saletta riservata di un bar accorsato ma dall'atmosfera familiare, abbiamo scelto gli stuzzichi e ordinato una torta a forma di unicorno. Abbiamo trascorso un piacevolissimo pomeriggio con le sue compagne di scuola, i loro genitori, i nostri amici più stretti e i nonni (!). Completamente ignari della gravità della situazione, che si sarebbe mostrata di lì a pochi giorni, abbiamo anche fatto un break di una notte in una nota località termale sul lago di Garda, un regalo di famiglia per il compleanno della piccola. Da allora la vita di noi tutti è cambiata totalmente. Stiamo bene e cerchiamo di affrontare con serenità la sosta forzata, che investe tutte le nostre attività: il lavoro, le relazioni, il tempo libero, le uscite, i viaggi. Io non sono mai stata molto mondana, ma mi pesa rinunciare alle chiacchiere con amiche e colleghe, anche se ora le vedo online, e mi mancano le uscite in nordic walking. Ho un tapis roulant comprato anni fa, in tempi assolutamente non sospetti, ma il bosco, la montagna, l'aria aperta non hanno paragoni. La montagna, in particolare, per me è davvero una metafora dell'esistenza: la fatica e la perseveranza nel mantenere saldo un obiettivo, cioè un punto da raggiungere, è ripagata dalla bellezza e dalla possenza dello spettacolo che si apre davanti ai nostri occhi, che sapranno sicuramente goderne, alla fine di questo momento di rinuncia alle proprie routine, abitudini e passioni. La poetessa polacca Ewa Radomska scriveva: "La fede muove le montagne, la pazienza raggiunge le cime", ed è così che adesso guardiamo alla possibilità di riprendere le nostre vite normali, con maggiore attenzione alla natura e una diversa e più matura considerazione per il prossimo (si spera!).
Questo è un anno particolare per affrontare il tema delle vacanze. Mio marito si è sentito fare più di una volta la battuta: "vai anche in ferie, tu che da febbraio sei a casa?", come se noi insegnanti fossimo stati in smart working per finta, io invece sono stata più fortunata (nel senso che ho avuto a che fare con persone che sicuramente lo avranno pensato, ma non hanno avuto il coraggio di dirlo apertamente!). Fermo restando quindi che quest'estate le ferie intese in senso classico - una o due settimane lontano da casa - le faranno in pochi, la mia modesta opinione è che la fase della vacanza più stressante in assoluto sia l'organizzazione: a me piace prendermi per tempo, fare ricerche accurate, scegliere la destinazione, selezionare l'alloggio, cercare altre attività nei paraggi ecc... E prenotare subito, già a marzo, per arrivare a luglio tranquilla - o almeno provarci. Mio marito invece è dell'opinione opposta, quando nostra figlia era piccola e non vol...
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