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Una mamma quasi...cattiva

Ovvero la sottile (praticamente invisibile) arte di punire i figli. 
La crescita per tutti i bambini è un processo lungo e complesso e per i genitori gli interrogativi si sprecano: starò facendo bene, avrò preso la decisione giusta, ci sarà davvero un cambiamento o peggiorerò le cose? Queste domande noi mamme ce le siamo fatte tutte almeno almeno una volta senza riuscire a darci una risposta rassicurante (per noi) e definitiva...in particolar modo quando si tratta di dare la tanto famigerata e discussa punizione. Secondo gli esperti, il criterio sembra così semplice: se il bambino disobbedisce in maniera continuativa ad una regola, allora deve essere punito. Benissimo. E come si traduce questo in pratica? Io sono un'insegnante, e anche a scuola se un alunno compie un gesto sbagliato o fa qualcosa di pericoloso per se stesso e gli altri, viene sanzionato, ma qui intervengono autorità superiori che mi sollevano dalla scelta definitiva e le regole sono stabilite a livello istituzionale: insomma, almeno lì, la cattiva non sono io! Le cose cambiano molto però quando devo "governare" la situazione in casa mia, dove non sempre mi sento depositaria di chissà quale autorevolezza, nonostante dedichi tante energie a cercare di far stare bene tutti. Allora, come fare? Innanzitutto, bisogna essere capaci di stabilire delle regole, semplici e chiare per tutti i bimbi di casa in base alla loro età. E fin qui ce la posso fare, non per niente più qualcuno mi dice che sono tedesca dentro, anche se di questi tempi non so più se sia un complimento...Quante volte la regola deve essere disattesa? Diciamo finché non è più accettabile per i genitori, e qui iniziano i dubbi, perché se un giorno siamo particolarmente stanchi o nervosi, anche un'inezia può sembrarci insopportabile e farci scattare sulla difensiva. Ad esempio, un normale litigio tra fratelli per la playstation o il gioco o l'attenzione della mamma dovrebbe essere lasciato sfogare in maniera naturale e finché i bambini non lo risolvono in autonomia, a meno che non si ammazzino, ma se iniziano a urlare o a rovesciare oggetti, allora diventa impossibile per un genitore non intervenire, magari alzando la voce a sua volta, e alla fine, mettendo i figli in castigo. E' normale, siamo umani, e a punizione è utile perché insegna ai bambini che non tutto è consentito. Ma non basta spiegarglielo? A quanto pare no, perché solo con la spiegazione, anche severa, i bambini non sperimentano la frustrazione del no o del divieto. Bisogna riportare il rimprovero sul mancato rispetto delle regole da parte loro, usando un tono anche leggermente alterato (e su questo non c'è problema..) perché l'espressione che cambia sul viso della mamma è per il figlio il primo campanello d'allarme.  Ma se gli ammonimenti e le parole non bastano? Allora si deve passare ai fatti, e qui viene il difficile: stabilire una punizione adeguata al "reato" e soprattutto mantenerla! In questo confesso la mia inefficienza...dopo un pò mi intenerisco e mollo la presa, sospendendo la pena a tempo indeterminato e con qualche bacio e un abbraccio stretto stretto mi faccio comprare senza dignità! Altro che togliere la tv o il tablet per una settimana, anche se poi mi fa piacere che mia figlia si trovi qualche modo di passare il tempo, ad esempio leggere un bel libro o fare dei compiti in più. Invece litighiamo, mia figlia mi chiede scusa ed accetta di parlarne "spintaneamente" se le faccio chiaramente capire che il suo comportamento può renderla antipatica alle sue amiche, alle quali tiene tantissimo. Ma più di questo non riesco a fare...Mi ricorderò sempre quei genitori giapponesi che, per punire il figlio, lo hanno disperso nel bosco e poi non riuscivano più a trovarlo (per fortuna le autorità lo hanno recuperato ancora vivo dopo qualche giorno). Capisco il principio, ma così è troppo...

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