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19 Marzo, festa dei Dilf

Non chiamiamoli mammi, ma neanche semplicemente papà. Chiamiamoli Dilf, se sappiamo cosa vuol dire. Io l'ho scoperto la settimana scorsa: non è un nuovo detersivo che promette superfici brillanti né il protagonista di un nuovo film di fantascienza da guardare al cinema in 3D. E' un acronimo nato di recente, anch'esso in ambiente anglosassone/americano, di cui non si sentiva la mancanza ma che è stato evidentemente ritenuto indispensabile, tanto da derivarlo dal più noto - e già molto più discusso - Milf. 

Dilf sta per "dads I'd like to fuck" e mi è saltato agli occhi mentre scrollavo il feed di Instagram, che mi mostrava le foto di un attore inglese genitore da pochi mesi, che spinge un carrozzino per le strade di Londra, con tanto di freccia ad evidenziare la curva dei suoi glutei durante la passeggiata; a seguire, una carrellata di foto di sexy papà, tutti attori, personaggi dello sport, influencer, cantanti, youtuber ecc. Sicuramente gran bei ragazzi, di età diverse e tutti estremamente fit, celebrati nel giorno della loro festa, apprezzati per la paternità certo, ma anche per la loro avvenenza. E così, mentre le loro compagne appaiono più o meno frequentemente sui social, tutte (ri)prese a fare ginnastica, spalmarsi sul corpo creme miracolose e guardacaso molto costose, a preparare scodelle piene di smart food o a dichiarare di non fare "assolutamente nulla" per tornare in forma dopo il parto e per restarci negli anni- tutto per mantenere lo status di Milf perché, che piaccia o no, è questo il loro lavoro - i papà acquisiscono il titolo di sexy dads solo mostrandosi insieme i propri figli. Sotto le loro foto, commenti da parte di donne comuni, velenose quando accusano le altre di essere egoiste perché curano il loro aspetto, evidentemente affidando ad altri la prole e sdolcinate, stucchevoli quando commentano la partecipazione dei papà alle vite dei loro figli, "elogiandoli" a volte anche in modo volgare. Questa superficialità femminile mi stupisce sempre: noi donne non sappiamo proprio essere meno invidiose e più solidali? Pensiamo ancora che la maternità significhi la morte della femminilità e che essere madri escluda essere donne? Forse sì, se pensiamo che le donne che non hanno avuto figli per problemi di fertilità o per scelta vengono ancora considerate delle marziane e che gli uomini che si prendono cura dei loro figli sotto qualsiasi aspetto - di crescita fisica, emotiva, educativa - sono celebrati in quanto esseri straordinari ed eccezionali, come se vivessimo ancora negli anni Cinquanta del secolo scorso. Il tempo della delega totale è finito, per fortuna, ma se trattiamo i papà volenterosi come degli dei in terra, forse stiamo sbagliando qualcosa. Fingiamo di ignorare che queste "celebrities" hanno uno stile di vita completamente diverso dal nostro, lavorano gestendosi in completa autonomia e hanno possibilità economiche tali da permettersi aiuti e collaborazioni che noi comuni mortali possiamo solo sognare. Una perfezione irraggiungibile che ci distoglie dalla  nostra realtà lasciandoci ancora più scontente e insoddisfatte e ci allontana dai nostri uomini, dei quali a volte vediamo solo i difetti. Difetto = mancanza. Ed eccoci al punto: chiunque, dallo sconosciuto al vicino di casa, sempre fare di più. Ma perché non sappiamo apprezzare i nostri partners e il loro modo di essere padri?

Che poi gli uomini di oggi con i figli si divertono un sacco; non pensano di fare un favore alle compagne occupandosene, a differenza di quello che succede con le faccende domestiche, per le quali molti vorrebbero ancora l'applauso a seguito della performance gentilmente offerta, tipo apparecchiare la tavola o, udite udite, buttare la spazzatura avventurandosi di sera in strade buie e pericolose. Al contrario, si impegnano, scovano posti o attività particolari e creative, portano fuori i bambini anche se piove o fa freddo, fanno loro il bagnetto e raccontano le storie della buonanotte mentre le mamme preparano la cena, stirano, puliscono la cucina. Evviva. E anche se i pantaloni si sono bucati giocando al parchetto, le felpe sono sporche di gelato, il pigiamino è messo al contrario o la canottiera è stata lasciata nel cassetto (a casa mia ancora ridiamo quando raccontiamo della mattina in cui mia figlia, preparata da mio marito, è arrivata alla scuola materna senza mutandine e le maestre mi hanno telefonato orripilate), va bene lo stesso. Dobbiamo accettarlo. Anzi, consiglio a tutte di non sottovalutare gli altri maschi di famiglia, per chi li ha: oltre ai nonni ovviamente, fratelli, cugini o amici fidati, da ingaggiare senza vergogna in caso di necessità e senza sensi di colpa Oggi, a quanto pare, kids are new dogs e gli uomini single pensano di portare in giro i nipotini, veri o acquisiti che siano, per fare colpo su baby sitter, zie, sorelle maggiori ecc. e acchiappare in modo meno faticoso e di sicuro più economico rispetto alla combo cena, cinema, giornata fuori città. Il fine non sarà dei migliori, ma che importa? E' un pensiero che si può sopportare in cambio di un paio di ore libere o della tranquillità che ci serve per sbrigare una delle tante incombenze quotidiane. 

L'ultima frontiera, sdoganata da anni nei paesi nordici e in arrivo anche da noi, per quanto ancora timidamente e in casi rari, è l'uomo che, per scelta o a causa delle ultime contingenze, non lavora ma resta a casa a curare i figli e tutta l'organizzazione familiare mentre la moglie o la compagna è impegnata fuori casa, magari con incarichi di responsabilità e stipendi sufficienti a mantenere la famiglia con tutte le sue esigenze e le sue necessità. Un'immagine nettamente in contrasto con quella che la tradizione culturale italiana ci racconta, una situazione in cui forse pochi uomini si troverebbero a loro agio. Uomini consapevoli, sicuri del proprio valore. Altro che mammi. Non sono questi gli uomini che tutte vorremmo?


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